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It's Friday I'm (not) in love - Issue #101

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It's Friday I'm (not) in love

29 maggio · Newsletter #101 · Visualizza online

Una rubrica per cuori precari ma non disperati. Forse.


Come sempre schiaccia play e… buona lettura.
Come si fa a non sentirsi soli? A non sentire quel vuoto?” Non sapevo bene come rispondere a un'amica reduce dalla fine di una frequentazione durata un paio di mesi, tanto intensa quanto repentina nel finire senza troppe risposte da parte di lui. Una frequentazione importante perché la prima dopo la separazione dal marito, quindi con un carico emotivo non indifferente.
Non avevo una risposta per lei e in fondo credo nessuno ne abbia una utile e applicabile per tutti. Ho provato a dirle che personalmente, stando “da sola” da sempre, il concetto di solitudine non mi è così estraneo anzi. Credo sia il concetto di condivisione, di spazio, tempo o emozioni, ad essermi ignoto.
Paolo Nutini cantava in uno dei suoi pezzi più famosi:
“We are broken by others
But we mend ourselves”
Credo sia un valido promemoria per qualunque momento ci troviamo a vivere e nel riascoltarla questi giorni, ritornando a quella domanda iniziale, ho pensato a come non siamo altro che case in un perenne stato di ristrutturazione. Qualcuno arriva, si fa spazio tra le nostre stanze e finisce, volente o meno, per demolirle. Solo che poi il costo della ristrutturazione resta solo nostro. Raccogliere le macerie, ridisegnare la nostra piantina interiore, arredarla con quel poco di slancio che crediamo ci sia rimasto.
Ma nel mezzo di un simile cantiere emotivo, impariamo a “ripararci” da soli ma soprattutto a bastarci. Forse è così che si colma quel vuoto lasciato dall'ultimo inquilino in ordine di tempo, andato via senza essersi preoccupato troppo di chiudere bene la porta alle sue spalle. Concentrandoci su quello che resta: le nostre pareti, una mano di colore nuovo da dare, delle piante da far resistere, una libreria straripante in cui far spazio a nuovi arrivi, un parquet caldo su cui camminare a piedi scalzi.
La brutta notizia è che siamo case costantemente in evoluzione: stile, arredamento, spazi, colori. Viviamo in uno stato di lavori in corso (su noi stessi) perenni per superare i precedenti inquilini.
La buona notizia è che i tempi della ristrutturazione li dettiamo noi, seguendo il nostro ritmo personale. Quello che ha demolito qualcun altro piano piano riusciamo a ricostruirlo, forse in modi e forme diverse, ma senza dimenticare la costruzione originale, quello che siamo intimamente.
E per tutte le volte che ci si sentirà spezzati o vuoti si darà una mano di colore più vivido, come a ricordarci che tutto cambia, nulla è permanente. Nulla resta come prima. Neanche il bianco delle nostre pareti.
#ItsFridayImNotInLove

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Curato con passione da Alessia Carlozzo con Revue.