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It's Friday I'm (not) in love - Issue #103

Revue
 
 

It's Friday I'm (not) in love

19 giugno · Newsletter #103 · Visualizza online

Una rubrica per cuori precari ma non disperati. Forse.


Come sempre schiaccia play e… buona lettura.
Arrivo sempre tardi. Nella vita come nel seguire i buoni consigli. Ma in qualche modo, con il mio ritmo, arrivo. Succede quando ad esempio amici mi consigliano di vedere assolutamente una serie tv perché “è perfetta per la newsletter” (cit.). Così almeno è successo con Love Life, serie antologica disponibile su Netflix che vede protagonista, in questa prima stagione autoconclusiva, Anna Kendrick nei panni di Darby giovane donna a NYC in cerca del suo posto nel mondo. Al pari di un romanzo di formazione, Darby si lancia in un percorso di crescita, di accettazione e di scoperta di sé stessa anche attraverso i rapporti che vive.
Ogni puntata è quindi un viaggio emotivo che tratteggia di volta in volta relazioni sbagliate, partner improbabili, ricordi familiari, svolte improvvise, ritorni di fiamma effimeri. Non una storia circolare quanto un percorso in crescendo con picchi di dolore e compromessi da mettere in conto. Ma soprattutto la complessa accettazione di una fragilità comune a tanti di noi: la convinzione di credere di non meritare l'amore degli altri.
Tra i diversi spunti di riflessione, che toccano tanti archetipi che hanno fatto la fortuna degli analisti (il complesso rapporto madre-figlia, i rapporti tossici, la precarietà emotiva e la perenne incapacità di dar voce ai propri bisogni) l'aspetto più interessante rimane quello che guida l'intera serie: cosa cerchiamo davvero in un partner?
Colpisce soprattutto il forte accento su come la malinconia verso un sentimento totalizzante e travolgente, forse mai davvero provato ma sicuramente idealizzato dall'adolescenza in poi, non sia poi la chiave del “successo” per un rapporto solido e duraturo.
Ecco quindi che i continui “atti di fede” che compiamo ogni qual volta ci lanciamo in una relazione, quella smania di voler sentire quel click famoso o un blackout imprevisto, non sono in realtà indici attendibili. Darby diventa così cartina di tornasole di un pensiero al quale sono razionalmente abituata ma che ho sempre mal gestito. La persona giusta, ammesso che esista, non colmerà le aspettative che ci siamo creati negli anni. Anzi forse le demolirà una ad una, con una pacatezza lontana dalle tempeste emotive che ci siamo sempre prospettati di attraversare.
Sarà come navigare in un mare tranquillo, probabilmente meno incisivo di chi negli anni ci ha graffiato un po’, lasciandoci inermi e incerti del nostro valore. O almeno così ci racconta Love Life, sullo sfondo di una New York capace di mitigare anche le brutture delle nostre insicurezze.
Cosa resta alla fine? La certezza che ogni relazione sfumata può trasformarsi in un tassello utile per ritrovarci come persone complete seppur sole. E che imparare ad amarci di più non è né la prima né l'ultima tappa del viaggio. È un percorso in divenire che ci permette di accettare con più cura chi arriverà, pur consapevoli che non colmerà nessuna delle caselle delle nostre liste mentali.
E forse resta anche un pizzico di amaro in bocca nel vedere come le nostre false aspettative, di cui ci siamo nutriti per anni, vengono di fatto alla fine demonizzate proprio da una serie tv romcom. Ritrovandoci un po’ come Derby, seduti per terra da soli, un sorriso offuscato e di sottofondo questo pezzo che stai ascoltando dei Faces “Glad and Sorry”.
Si può essere felici e dispiaciuti allo stesso tempo? Forse non basta una vita per scendere a compromessi con noi stessi, ma possiamo provarci accettando di abbandonare qualche fantasia e desiderio lungo la strada. Perdere pezzi per trovarne di nuovi, senza la pretesa che l'incastro sia sempre perfetto.
#ItsFridayImNotInLove

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Curato con passione da Alessia Carlozzo con Revue.