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It's Friday I'm (not) in love - Issue #104

Revue
 
 

It's Friday I'm (not) in love

26 giugno · Newsletter #104 · Visualizza online

Una rubrica per cuori precari ma non disperati. Forse.


Come sempre schiaccia play e… buona lettura.
Ogni volta che incontro qualche persona del mio passato, intesa come presenza di un tempo che fu, mi ritrovo poi puntualmente a chiedermi quanto io sia davvero cambiata negli anni.
Non ne faccio una questione di mero aspetto fisico, di vecchiaia o di maturità. Mi chiedo quanto di quella versione di me, che ha conosciuto a suo tempo, sia ancora parte della mia quotidianità, quanto ancora mi condizioni nei comportamenti e desideri.
Dicono che siamo esseri in continua evoluzione, eppure a volte ho come la sensazione di trascinarmi dietro tanti condizionamenti del passato. Come se non riuscissi mai del tutto a liberarmi di quella mia versione che continua ad influenzarmi sulle scelte private e su nuovi possibili percorsi.
Per questo mi chiedo sempre cosa vede chi mi incontra dopo anni. Mi vedrà diversa? Mi sentirò io per prima diversa?
Credo che molto di questa riflessione rientri nell'oggettiva incapacità che spesso abbiamo di uscire dalla nostra comfort zone. Nella vita come nelle relazioni ci lasciamo influenzare dalle nostre storie personali, pur consapevoli di come a volte siano solo delle invenzioni che ci siamo costruiti per illuderci di esserci messi al riparo dagli imprevisti, dal giudizio altrui, dai vuoti emotivi.
In “Bello appare il mondo” pezzo (che forse stai ascoltando proprio ora) e che ho scoperto al suo ultimo concerto, Brunori Sas a un certo punto canta:
“La tua storia personale
è una grande invenzione, lo sai
È soltanto una scatola vuota
riempita di vecchie versioni di te
Che non servono più
Che non sei neanche tu.”
Credo sia per questo che mi fa sempre un certo effetto ritrovare volti del passato, perché mi accorgo di miei vecchi approcci e comportamenti che non riesco mai del tutto a lasciare andare. Sbaglia però Brunori Sas a dire che quelle vecchi versioni non servono più o, peggio, non sono neanche più me.
Semplicemente andiamo avanti e la vita che attraversiamo e che ci capita, in qualche modo ci plasma e ci modifica continuamente. Qualcuno è solo più bravo a fare suo un simile cambio di stato e di percezione, lasciando dietro di sé i pesi che non sente più necessari.
Del resto lasciare andare il passato, metaforicamente parlando, significa proprio questo. Solo che liberarsi delle proprie zavorre non è mai un processo univoco e semplice. Soprattutto quando quelle zavorre sono quelle tue vecchie versioni che forse non senti più del tutto affini al momento della vita che stai attraversando, ma che sicuramente ti ricordano chi sei e quanto sforzo ha comportato arrivare qui oggi nel punto esatto in cui ti trovi. O nel modo in cui ti rapporti con gli altri e costruisci e disfi le relazioni che vivi.
Così a volte vorrei chiedere a chi mi rivede “Beh mi trovi diversa?” Salvo poi chiedermi - “Ma diversa da chi? Non sono pur sempre io?”
Quando cambiamo davvero? Quando lasciamo una fase per iniziarne una nuova?
Invidio le persone che hanno una perfetta percezione di sé stessi, che sono in grado di evolversi con cognizione di causa. Sono le stesse persone che conoscono bene l'effetto che suscitano sugli altri, che giocano con i propri punti di forza e con le proprie debolezze, sparigliando perennemente le carte in tavola.
Forse alla fine sono le stesse persone che quelle vecchie versioni di sé stessi non le hanno poi mai davvero abbandonate. Le conservano anche loro in una qualche scatola vuota, solo per tirarle fuori all'occorrenza e ritrovare un po’ di sana nostalgia una sera qualunque quando incrociano per caso un po’ di ricordi e polvere del passato.
#ItsFridayImNotInLove

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Curato con passione da Alessia Carlozzo con Revue.