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It's Friday I'm (not) in love - Issue #93

Revue
 
 

It's Friday I'm (not) in love

20 marzo · Newsletter #93 · Visualizza online

Una rubrica per cuori precari ma non disperati. Forse.


Come sempre schiaccia play e… buona lettura.
Oggi eccezionalmente di domenica, ma dalla prossima settimana si torna come sempre di venerdì.
Arrivo con un ritardo di tre anni ma finalmente, questa settimana, ho iniziato e finito le due stagioni di Fleabag. “L'amerai” è stata la frase che più mi è stata ripetuta in questi anni dai tanti amici fan scatenati delle disavventure di questa trentenne e passa inglese dalla vita parecchio disfunzionale.
Ammetto di aver apprezzato la storia e ancora di più il personaggio di questa anti eroina come poche se ne sono viste in questi anni del grande boom delle serie tv. Non me ne sono innamorata perdutamente, ma ho apprezzato il ritratto di una donna come tante, non perfetta, non “finita”, non realizzata, non felice. Una di noi con i suoi personali nodi da sciogliere, errori da fronteggiare e un po’ di difese da abbassare.
In ogni caso ammetto che, banalmente, quello che mi ha davvero colpito è la dinamica che instaura nel corso della seconda stagione con il prete (the hot priest), il buon Andrew Scott, e il modo in cui finisce per innamorarsene pur con la consapevolezza che il lieto fine non sarebbe mai comunque arrivato.
Quello che mi porto di Fleabag sono soprattutto due aspetti che tutti bene o male conosciamo benissimo ma che a volte dimentichiamo. Il primo è che certe chimiche nascono in modo totalmente inconsapevole, sono quelle che chiamo “i punti di svolta”. Quelli imprevisti per i quali basta una semplice occhiata, e nel caso dei due protagonisti, una semplice imprecazione. Lo scambio di sguardi nella prima punta è quantomai eloquente e traccia già la direzione che prenderà tutta l'interazione che ne conseguirà.
Al netto della retorica per la quale l'amore cresce col tempo, lentamente, dedicandogli la giusta cura (cosa che sicuramente risulta essere vera per moltissime coppie) Fleabag ci ricorda invece che certe (rare) connessioni avvengono a un livello più primordiale, quel momento nel quale incroci uno sguardo e provi un'attrazione non prevista e non spiegabile.
Se darle seguito o meno poi spetta solo a te.
Infine la scena finale. Troviamo lei e lui seduti alla fermata di un bus in piena notte. Un dialogo semplice ma straziante che riassume un'altra regola aurea che spesso cerchiamo di accantonare e dimenticare. A volte l'amore non basta. O meglio a volte l'innamoramento non basta. Soprattutto quando c'è un sentimento altrettanto forte dall'altra parte, com'è stato nel caso del prete.
Basta quindi riconoscersi tra tanti, nella folla, e provare quell'attrazione irrazionale? No, ma può essere un inizio. Cosa serve quindi per dare forma e plasmare una relazione fatta e finita? Credo troppi ingredienti che a volte scarseggiano, a volte mancano o si perdono nel percorso.
Probabilmente a volte serve solo un atto di fede, per restare in tema. E la capacità di affidarsi a qualcuno, lasciare che provi a prendersi cura della nostra solitudine. Che è il compromesso più duro da affrontare, lo stesso che Fleabag cattura perfettamente in uno dei suoi monologhi in cui, senza mezzi termini, dice di volere qualcuno che le dica come vivere la sua vita, perché fino ad adesso da sola ha sbagliato tutto.
Può sembrare un'esagerazione ma per chi da sempre è abituato a ragione con l’ “io” e mai con il “noi” quella frase sarà risuonata come qualcosa di noto. È quel pensiero passeggero che spesso ti capita di avere e di cui poi provi una profonda vergogna. Perché hai impiegato anni a costruire una solida indipendenza e ti illudi che sia sicura al punto tale da immaginare un pensiero del genere quasi come un peccato da dover confessare nel buio di una chiesa qualunque.
Oppure a volte semplicemente basterebbe imparare ad amare noi stessi, che in fondo è il messaggio che resta alla fine della visione di Fleabag. Perdonarci, saper affrontare i nostri lati peggiori, i sensi di colpa e ricordarci che ogni dolore, così come ogni innamoramento, “passerà”. Non lo dico io, lo dice il prete “hot”. E non so perché, ma di uno che impreca con tale nonchalance onestamente mi fido. E perché in una sola battuta ha riassunto tutto il mio approccio alla mia (non) vita sentimentale meglio di tantissimi altri:
Prete: Non posso avere contatti fisici con te.
Fleabag: Non faremo la lotta? Ma i preti fanno sesso, sai. Molti di loro lo fanno. Non prendono fuoco. C'è scritto su Internet.
Prete: Non posso farlo perché mi innamorerei di te. E se mi innamorassi di te, non prenderei fuoco, ma mi fotterei la vita.
#ItsFridayImNotInLove

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#ItsFridayImNotInLove
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Curato con passione da Alessia Carlozzo con Revue.