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It's Friday I'm (not) in love - Issue #96

Revue
 
 

It's Friday I'm (not) in love

10 aprile · Newsletter #96 · Visualizza online

Una rubrica per cuori precari ma non disperati. Forse.


Come sempre schiaccia play e… buona lettura.
Ho finito “Dove sei, mondo bello” di Sally Rooney. Per me non è il suo miglior romanzo, come invece dichiarato dal New York Times sulla copertina del libro, ma poco conta.
Tutto il libro è un carteggio tra due amiche di vecchia data, Alice ed Eileen, in cui provano a sviscerare le tematiche più diverse (dall'ambiente al sesso, al marxismo all'industria dell'editoria) ponendosi tacitamente la domanda più antica al mondo: questa fantomatica felicità di cui si parla sempre e ovunque dove si trova davvero?
In particolare si assiste nel personaggio di Eileen a una lotta interna tra quello che la società e gli altri si aspettano da te e quello che alla fine, forse, ti rende davvero felice.
È interessante vedere come la stessa dica ad Alice, come sia consapevole che la vita che ha scelto (a fine libro) non è quella che l'amica si aspettava per lei. Eppure lei è felice. È stato un percorso di accettazione lungo, il libro in fondo parla di questo, e in qualche modo ci insegna come le sovrastrutture entro le quali viviamo e cresciamo, inclusa l'idea stereotipata che gli altri hanno di noi, non conducono necessariamente alla felicità.
E serve molto coraggio per ammettere che non siamo quello che credevamo, o quello che gli altri credevano o volevano per noi, ma non per questo siamo persone peggiori o non realizzate (il grande stigma dei nostri anni). Ognuno cerca il proprio mondo bello e, per farlo, deve necessariamente abbracciare le proprie fragilità, sapersi mostrare vulnerabile e accettare che ci sia qualcuno a tenderti una mano e restare al tuo fianco.
In fondo alla fine ognuno trova nella propria vita imperfetta la chiave per la felicità. Un equilibrio personale, e nel caso di Eileen e Alice anche di coppia, entro il quale esiste un codice a due che nessuno potrà mai davvero comprendere, men che meno avere la presunzione di giudicare.
La solita capacità della Rooney di raccontare noi Millennials emerge in tutta la sua magia in quest'ultima fatica ed è facile empatizzare con le protagoniste in questa loro affannosa ricerca di un posto nel mondo. Siamo come loro, totalmente consapevoli che non può esistere una forma precisa e definitiva ai rapporti e alle relazioni che contribuiscono a creare questo nostro piccolo mondo bello. Che siamo noi che le plasmiamo con il tempo, con gli errori e i tentativi, che tutto è un lento fluire informe proprio, come menzionato nel libro, come l'acqua del mare.
Ecco forse quello che più resta alla fine della lettura è proprio la consapevolezza che ogni rapporto nasce in un modo e può evolversi in altro e sta a noi, la maggior parte delle volte, capire che direzione può intraprendere e come questo può davvero impattare sulle nostre vite.
Non c'è nulla di prestabilito, la precarietà emotiva dei quattro personaggi (che poi siamo noi inutile negarlo) è palpabile in ogni pagina e si procede per tentativi e con una sana dose di testardaggine.
Verso la fine del romanzo Simon, uno dei due personaggi maschili del libro insieme a Felix, spiega ad Eileen un'amara verità che mi rappresenta totalmente.
“Lo so che hai paura. […] Ma io ho la sensazione che, in qualche modo, quelle cose potresti avermele dette perché volevi farmi reagire. Tipo che io me ne sarei uscito dicendo, Eileen, ti prego, non farmi questo, sono innamorato di te da sempre. O qualunque cosa volessi sentirmi dire. E forse anche quando ti arrabbi con Alice, quando dici che non ci tiene a te… non so, forse il concetto è lo stesso. Sotto sotto vorresti che lei ti dicesse, oh ma Eileen, io ti voglio moltissimo bene, sei la mia migliore amica. Il problema però è che sembri essere attratta da persone che non sono molto brave a darti queste risposte. […] E credo che sotto sotto lo sai benissimo.”
Tipo flashback ho rivisto tante mie situazioni passate in cui finivo perennemente per aspettarmi da determinate persone delle reazioni e delle parole che non sono mai arrivate. Era un'attesa irrazionale ma che ha caratterizzato molti dei miei incontri. Come si supera un simile atteggiamento? Non so, vorrei dirti che ci sto lavorando ma sarebbe una bugia. Eileen ce l'ha fatta? Non sta a me dirtelo.
Resta però la consapevolezza che per stare insieme ci vuole non solo accettazione ma anche sopratutto rassegnazione. Non verso il prossimo ma verso noi stessi, verso le nostre fantasie stereotipate e le nostre attese forse mai placate.
Mettere a fuoco chi abbiamo di fronte, non proiettando su di loro le nostre fragilità pur senza nasconderle. Non so se esista un mondo bello ad immagine e somiglianza delle nostre aspettative, forse alla fine questo stesso mondo è solo la somma finale di tutte le occasioni che abbiamo avuto il coraggio di cogliere, senza aspettarci necessariamente che la vita sia come quella raccontata in un romanzo.
#ItsFridayImNotInLove

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Curato con passione da Alessia Carlozzo con Revue.